Il bilancio “digitale” di un anno di governo Renzi. Priorità, criticità, scivoloni, con una ciliegina sulla torta: verybello.it

“Questo è forse il miglior governo che abbiamo mai avuto in termini di comunicazione politica, e proprio per questo il gap rispetto alla realizzazione di quanto annunciato è profondo. Il piano per una vera Italia digitale non c’è, alcune cose sono state fatte, altre abbozzate, ma vedo una strada ancora lunga e faticosa, purtroppo”. Questa è la principale riflessione che fa Giorgio Rapari, presidente di Assintel (associazione nazionale imprese ICT e digitali) nel fare un primo “bilancio” a poco più di un anno dall’insediamento del governo Renzi. Discontinuità nella governance, assenza di molti decreti attuativi, una strategia poco orientata verso il “basso” (imprese e cittadini): questi secondo il numero uno dell’Associazione nazionale delle imprese Ict fra i principali ostacoli sul cammino dell’Italia digitale.

Se penso a cosa è accaduto ad AgID, alias DigitPA, alias Cnipa negli ultimi anni, sono senza parole. I continui cambiamenti, organizzativi e politici, a cui abbiamo assistito hanno determinato l’impossibilità di progettare e soprattutto portare a termine concrete politiche di digitalizzazione. Eravamo riusciti, lo scorso anno, a intessere un primo grande lavoro relazionale e operativo con l’Agenzia, culminato nell’Osservatorio sulle Competenze Digitali. Poi l’allontanamento di Agostino Ragosa ha comportato uno stop, a cui è seguito un lento riavvicinamento con Alessandra Poggiani. Tutto ciò crea discontinuità, perdita di tempo, di lavoro e di efficacia, e soprattutto lascia le imprese disorientate e sfiduciate

foto_rapariMa il macigno più pesante resta quello della “messa a terra”, che significa – spiega Rapari – oltre al coordinamento normativo, “avere nei tempi giusti i giusti decreti attuativi, avere una strategia di realizzazione verso il basso, e avere chi controlli la loro attuazione concreta”. Il primo step nell’agenda del governo dovrebbe essere – ne è convinto il presidente di Assintel – la messa a punto di “un piano strategico e operativo di sistema e di una vera governance”. “Ma l’esperienza mi dice – ed è un pronostico infausto – che mai accadrà veramente”.

Nel provare a stilare un elenco delle priorità Rapari sottolinea che “sarebbe molto lungo”, ma a voler fare una sintesi indica quattro azioni chiave:  

  1. creare un’infrastruttura adeguata a banda larga
  2. fare cultura digitale
  3. favorire gli investimenti esteri
  4. avviare un programma anticiclico di investimenti Ict nella PA

Riguardo alla rete Rapari ritiene che sia necessario “creare un’infrastruttura di banda larga che consenta alle imprese di lavorare davvero sfruttando a pieno il web e il cloud”. E auspica che l’annuncio di pochi giorni fa dei 6 miliardi di euro per lo sviluppo della banda larga “non sia un film già visto”, ossia che non resti un progetto sulla carta.

Poi bisogna fare cultura digitale, soprattutto nel tessuto delle piccole imprese: “Sono moltissime ancora quelle che non percepiscono l’utilità della tecnologia e stanno perdendo il “treno” della competitività”.

Determinante “creare e favorire l’arrivo di capitali esteri che investano sulle nostre eccellenze digitali”, nonché “avviare un programma anticiclico di investimenti Ict nella PA, ma non creando parallelamente unsistema di regolazione delle gare Ict della Pubblica Amministrazione, oggi caratterizzato da un’assurda corsa al ribasso delle tariffe che squalifica le competenze e la dignità dell’ecosistema dei piccoli fornitori. L’innovazione vera arriva e si diffonde grazie a loro, dobbiamo riuscire a tutelarli”.

Nel citare gli “errori” da non commettere più Rapari accende i riflettori sullo Spid:

Così com’è congegnato, impedisce alle piccole e medie imprese italiane del comparto Ict di far parte del sistema di servizi connessi alla nuova (e positiva) identificazione delle identità digitali, che è il perno dell’architettura che dovrebbe regolare i rapporti tra cittadini digitale e Pubblica Amministrazione.  La presenza di un capitale molto elevato per esercitare tutte le attività di identificazione, infatti, determina l’esclusione dal mercato dei servizi digitali ad essa connessi di tante piccole e medie aziende italiane che già vi operano. Ecco la ragione per cui siamo stati costretti a fare ricorso al Tar

Il ruolo delle imprese è e deve essere determinante, sottolinea il presidente: “Chiediamo di essere considerati prima che vengano prese decisioni avventate, ritenute dalla struttura politico-organizzativa giuste senza averne spesso competenze tecniche nel merito. Basti pensare al turismo digitale. Il turismo è un asset fondamentale per il paese, sfruttarne la filiera con le nuove logiche digitali è imprescindibile, tanto più che siamo sotto Expo. Abbiamo partecipato ai lavori di #CameraConVision, abbiamo accolto con entusiasmo i lavori del TdLab. Abbiamo contribuito a creare il sistema di E015, che mette a disposizione in un ambiente standard e interoperabile i Big Data.

Ebbene, di tutto questo qual è il risultato? Verybello.it

Siamo rimasti letteralmente senza parole: è l’opposto di tutto quanto fatto ed emerso e di tutto quanto sarebbe stato intelligente e innovativo fare”.

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